Patrizia Gioia,Non sappiamo più cosa sia la compassione.

fiori viola 8_n.jpg
Non sappiamo più cosa sia la compassione.

 

La si confonde nel fracasso quotidiano come se fosse un qualcosa che c’è comunque, fuori e dentro di noi, senza che nessuno più la coltivi; ci consideriamo tutti buoni, non capaci di male alcuno, il male è sempre e solo là, fuori di noi, in qualcun altro che lo fa, è sempre qualcun altro il cattivo.
Invece il bene ha bisogno di tutto noi, del tutto di ognuno di noi e ogni giorno ci chiama, dentro a quel fracasso, ma le nostre orecchie e i nostri cuori non sentono la sua voce, lieve, innocente.
Nessuno conosce più “La ballata per gli  uomini buoni”. 
 
“Da dove viene il male?”
 Come, da dove viene?
 Dall’uomo,  sempre dall’uomo e soltanto dall’uomo”.
 
Così scrive  il poeta polacco Tadeus Rozewiez .
 
La faccia che abbiamo è quella che ci disegna la vita, gli eventi sono la nostra pelle, i dolori, i tradimenti, le perdite sono le lame dell’aratro che smuove e affonda nella nostra terra, le gioie acqua benefica che irrora.
Sono pochi coloro che sanno riconoscere la delicatezza e la fragilità di una faccia segnata, chi sa amare
una terra arida, che spaccandosi lascia intravedere il bisogno?
 
Lifting, lifting, lifting è l’inno degli uomini e donne che hanno perduto la compassione.
 
Più la spaccatura è profonda, più chi si avvicina sta a distanza, vedendo e volendo solo la superficie.
E giudicano una faccia solcata dalla Vita, aggressiva, arrogante, egocentrica.
E’ la loro paura che vedono e che giudicano.
Tutto è in noi, ma quello che, a un viso così segnato, è negato è la compassione.
Ci si dimentica del seme e del bambino che c’è lì dentro e lì dietro.
 
E per quella terra, per quel bambino, c’è un solo modo per non morire, per non diventare vittima
e cattiva terra verso gli altri.
Quello di volgere il suo aratro e il suo sguardo dentro le sue profondità e trovare e provare in sé e per sé quella compassione che nessuno ha mai avuto verso lui.
Quel piccolo bambino spaurito deve riuscire a trovare dentro sé quell’abbraccio mai avuto, quell’amore
mai provato.
Si può non morire di questa mancanza?
 
C’è una forza dentro noi che arriva in soccorso, ma non solo da noi, è un’Alterità che può fare questo.
Una mano, un cuore amorevole che ci prende in braccio e, per la prima volta, ci ama per quello che siamo, perdonando ogni errore, sciogliendo ogni ferita, ogni dolore.
E’ la forza del Perdono, per-dono che non viene solo da noi, che potrà portare anche fuori l’amore
e la pace, è solo questo dono che non ci farà più vittime e non farà più vittime, né fuori né dentro noi.
Mano a mano che si avanza nella Conoscenza, la Vita si fa fiducia e si scopre l’indicibile sovranità dell’Amore. E’ nell’esperienza del silenzio che l’uomo vede sé stesso.
E’ in questa dimensione che il pregare si fa partecipazione al dinamismo del cosmo.
Il mio augurio è d’essere risposta di preghiera. E questa la mia voce, la mia Poesia.
 
Pregavo?
non sapevo di pregare
ascoltavo il silenzio
volevo essere preda .
Ma senza il volere
fui sorpresa
delle Tue braccia    
 
Patrizia Gioia,
“i semi della gioia”
www.spaziostudio.net
 
 
     

Patrizia Gioia,Non sappiamo più cosa sia la compassione.ultima modifica: 2013-03-03T16:51:46+01:00da attiliomangano
Reposta per primo quest’articolo